Nelle scuole con la testa, il cuore, i giornali, le giraffe e le fake news

di Emanuela Citterio.

Mattia, 9 anni, ha appena scritto un articolo sulla guerra in Ucraina: «Ho finito prima, e ho anche aiutato gli altri colleghi della redazione che erano in ritardo. Voglio la nomina a capo redattore!».
Con Ilaria ci scriviamo il suo nome, per non dimenticarcelo quando saremo anziane giornaliste e lo leggeremo sui quotidiani, o a questo punto su una nuova testata web, oppure chissà…
Mi chiamo Emanuela Citterio, sono una giornalista professionista, nata in Brianza e inviata in Africa, ho scritto di sociale e di cooperazione internazionale e creato progetti editoriali per diverse testate. A 51 anni insieme a Ilaria Beretta, che di anni ne aveva 31 (venti meno di me, invidia!) ho fondato il progetto Informati e Consapevoli.
Ho conosciuto Ilaria anni fa: era in stage nella redazione di un mensile dove anch’io lavoravo. Ci siamo state simpatiche. Poi ognuna ha proseguito la propria strada: io in periodici continuando a scrivere e imparando a “confezionare” i giornali, Ilaria sempre più specializzata nell’informazione per i bambini, scrivendo su Popotus – l’inserto di Avvenire per ragazzi – e uscendo online ogni sabato con il suo podcast Le notizie della Illy.
Ilaria appassionata dei suoi contenuti, con la voglia di parlare ai ragazzi del mondo con un linguaggio adatto a loro; Emanuela con il pallino per i progetti, con la voglia – specialmente dopo la pandemia e il lockdow – di fare qualcosa di nuovo e di trasmettere la propria esperienza.
Nasce così Informati e Consapevoli, il percorso che portiamo nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Parliamo ai ragazzi di come funziona l’informazione – come nasce una notizia, com’è fatto un giornale (nota a margine: i cartacei sono per loro ormai reperti archeologici). Proseguiamo nel secondo laboratorio (sempre due ore l’uno) con una lezione molto interattiva sulle fake news (grazie anche a risorse preziose incontrata in rete, come quelle messe a disposizione dai bravissimi professionisti di Open the box).
Nel terzo incontro la classe si divide in due redazioni, ognuna produce un giornale (cartaceo, sì!). La prima volta siamo rimaste sbalordite dalla qualità, dalla grafica, dai colori, dalla passione dei ragazzi. Che nel frattempo ti parlano, si confidano, si affezionano. «Sai che sono nato in Sudafrica?» mi fa un ragazzino biondo platino della 5B, della scuola “Papa Giovanni XXIII” di Vedano al Lambro (Monza). E insieme guardiamo la mappa del mondo appesa alla parete. E le giraffe, e gli ippopotami (che sono i più pericolosi), e la gente incontrata nei Paesi che ho avuto la fortuna di visitare… e i ragazzi che ti guardano, e si sentono guardati.
La voce è la protagonista del quarto laboratorio. Chiediamo a ogni ragazzo di scrivere una notizia di poche righe su un fatto (ormai sanno di cosa si tratta) che riguarda la loro vita quotidiana. Il quartiere, la scuola, l’oratorio, la palestra… In una stanza a parte abbiamo allestito un piccolo studio di registrazione. C’è il microfono (bellissimo, grande) e Ilaria che li aiuta a registrare, a piccoli gruppi alla volta. Alla fine delle due ore la puntata del podcast di classe è pronta. Con Ilaria abbiamo capito che la voce è davvero un “dato sensibile”: quando sente la propria c’è chi si nasconde sotto il banco, chi arrossisce, chi si emoziona. Sono abituati a vedere le immagini, le proprio foto ovunque, i ragazzi oggi.. ma la voce… eh… è così “propria”, quasi vulnerabile.
Intanto la nostra piccola start-up tutta al femminile va avanti, ci piace lavorare insieme. Mi sembra anche un bel segno il fatto che Ilaria e io abbiamo due età diverse. Ci divertiamo, trasmettiamo la nostra esperienza, impariamo, ci “svecchiamo” ogni giorno che entriamo in aula. Ora stiamo pensando a come proseguire, sia nei contenuti che nella sostenibilità del progetto.
Abbiamo aggiunto un modulo sulle Intelligenze artificiali (al plurale, come scrivono Mafe de Baggis e Alberto Puliafito in In principio era ChatGPT, Apogeo Editore). Siccome il “mondo” ci appassiona, stiamo lavorando a un altro modulo sull’attualità internazionale raccontata a scuola.
Di volta in volta sono stati i singoli istituti, direttamente, a coprire i costi del progetto, oppure i Comuni che hanno capito l’importanza di educare a un’informazione consapevole e all’utilizzo corretto dei social network . Tanti altri istituti sono interessati, vorrebbero affrontare questi temi – soprattutto la media literacy e l’educazione all’uso dei social media e del web – in modo innovativo, ma non hanno fondi. Vorremmo mantenere leggero il nostro progetto, ma nello stesso tempo ci piacerebbe trovare dei finanziamenti e “sgravare” così le scuole dai costi. Per ora siamo a questo punto, con la mente il cuore, i piedi, le mani in questa avventura. E le giraffe, con la loro curiosità, sempre con noi!

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